Con il Decreto-Legge 19 febbraio 2026, n. 19, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, il legislatore interviene ancora una volta sull’attuazione del PNRR e sulle politiche di coesione.
Tra le disposizioni contenute nel provvedimento, una in particolare merita attenzione: l’articolo 6, dedicato alla semplificazione in favore di cittadini e consumatori.
La novità è chiara: per concedere prestazioni sociali agevolate, scuole, università, Comuni e altre amministrazioni non dovranno più chiedere l’ISEE al cittadino.
Il dato dovrà essere recuperato direttamente dall’INPS attraverso la Piattaforma Digitale Nazionale Dati (PDND).
Non è un dettaglio tecnico. È un cambio di paradigma.
Dal documento richiesto al dato scambiato
Per anni abbiamo parlato di principio “once only”: il cittadino non deve fornire più volte la stessa informazione alla Pubblica Amministrazione.
Ora questo principio viene tradotto in un obbligo operativo.
L’acquisizione d’ufficio dell’ISEE significa che le amministrazioni dovranno collegarsi alla PDND, utilizzare le API disponibili e integrare i propri sistemi informativi per ricevere il dato in modo automatico.
Non è più una raccomandazione. È un dovere.
Il vero banco di prova: l’interoperabilità
Qui però emerge il nodo reale.
Molti Comuni utilizzano software gestionali sviluppati da fornitori che, nel tempo, hanno creato sistemi spesso chiusi, personalizzati, non sempre pensati per dialogare in modo aperto con piattaforme nazionali.
Se l’integrazione delle API PDND non diventa una priorità tecnica e contrattuale, la norma rischia di rimanere formalmente corretta ma difficilmente applicabile.
Servirà quindi:
- accompagnamento e formazione alle amministrazioni locali
- un ruolo attivo di coordinamento e indirizzo da parte di AGID
- un impegno concreto dei fornitori nel rendere i propri sistemi realmente interoperabili
Anche INPS è parte dell’equazione
L’altro elemento decisivo sarà la qualità e la tempestività degli e-service esposti.
Le API devono essere:
- stabili
- documentate in modo chiaro
- attivabili in tempi compatibili con le esigenze degli enti
Senza questi presupposti, l’infrastruttura rischia di rallentare proprio nel punto più delicato: lo scambio dei dati.
Una norma importante, ma ora servono fatti
Questa disposizione rappresenta un passaggio culturale prima ancora che tecnico.
Si passa da un’amministrazione che chiede certificati a un’amministrazione che si assume la responsabilità di reperire i dati già disponibili.
È questo il senso della trasformazione digitale.
Resta però una domanda aperta:
il sistema – Comuni, fornitori, INPS, organismi di coordinamento – sarà in grado di muoversi con la necessaria rapidità?
Se sì, potremmo assistere a uno dei primi esempi concreti di “once only” applicato su larga scala.
In caso contrario, resterà un ottimo principio normativo con un’attuazione disomogenea.
I prossimi mesi diranno se siamo davanti a un vero passo avanti o all’ennesima occasione rimandata.

