Negli ultimi giorni ho ricevuto una risposta da parte dell’Amministrazione in merito alla segnalazione che avevo fatto sulla chiusura della porta laterale durante una mostra presso la Chiesa di San Giovanni a Bassano del Grappa.
Devo essere sincero: apprezzo il fatto che la segnalazione sia stata presa in considerazione con attenzione.
È un segnale importante, perché significa che il tema dell’accessibilità non viene ignorato.
Il punto però non è solo “chi organizza”
Nella risposta ricevuta viene specificato che l’evento non era organizzato dal Comune, ma dalla Parrocchia.
Ed è proprio qui che sta il punto.
L’accessibilità non può dipendere da chi organizza un evento.
Non può essere “a discrezione”.
Se uno spazio è aperto al pubblico, deve essere accessibile. Sempre.
Indipendentemente dal fatto che si tratti di un evento comunale, parrocchiale o privato.
Bene la sensibilizzazione… ma serve di più
Mi è stato comunicato che è stato fatto un incontro con il parroco e che per il futuro verrà inserito nero su bianco l’obbligo di mantenere aperta la porta laterale.
È un passo avanti.
Ma non basta.
Perché il problema vero è culturale.
Serve una sensibilizzazione reale di tutti:
- chi organizza eventi
- chi gestisce gli spazi
- chi li utilizza
Se manca questa consapevolezza, le regole rischiano di restare solo sulla carta.
Non si chiede l’impossibile
È importante chiarire una cosa.
Qui non si sta parlando di abbattere muri, fare lavori strutturali o investimenti importanti.
Si sta parlando di tenere aperta una porta.
Una cosa semplice, ma che può fare la differenza tra:
- poter entrare
- oppure restare fuori
L’accessibilità riguarda tutti
C’è un errore che continuiamo a fare: pensare che l’accessibilità riguardi solo alcune persone.
Non è così.

