Il mio pensiero
Sono Marco Zarpellon e da anni mi occupo di accessibilità, non solo digitale ma anche nella vita quotidiana.
Un tema che, per me, non è teoria ma esperienza diretta.
Domenica mi sono trovato ancora una volta davanti a una situazione che purtroppo conosco fin troppo bene:
una porta laterale chiusa.
E qualcuno potrebbe pensare:
“È solo una porta.”
No, non è solo una porta.
Quando un dettaglio diventa una barriera
Quella porta rappresenta spesso l’unico accesso realmente utilizzabile per una persona con disabilità motoria.
📍 Il tutto è accaduto presso la Chiesa di San Giovanni, nel cuore di Bassano del Grappa.
Quando viene chiusa, succede una cosa molto semplice:
qualcuno resta fuori
E non per scelta.
Non per mancanza di volontà.
Ma perché non può entrare.
Non sto chiedendo l’impossibile
Negli anni scorsi ho lottato per garantire accessibilità dove era possibile farlo.
E proprio per questo lo dico con chiarezza:
non penso si stia chiedendo qualcosa di impossibile.
Se esiste un regolamento che prevede di garantire l’accessibilità,
quel regolamento deve essere rispettato.
Non può restare solo sulla carta.
Responsabilità condivisa
Chi utilizza questi spazi firma un documento.
E in quel documento c’è un punto preciso sull’accessibilità.
Questo significa una cosa semplice:
non è una scelta, è un impegno.
Ma non basta.
Perché oltre ai fruitori degli spazi, anche il Comune deve fare la sua parte:
- vigilare
- controllare
- intervenire quando serve
Perché senza controllo, anche le regole più giuste diventano inutili.
Il problema non è tecnico, è culturale
Quello che fa più riflettere è che l’accessibilità, in molti casi, è già prevista.
Esistono regole.
Esistono condizioni.
Esistono impegni firmati.
Eppure, nella pratica, qualcosa si perde.
Non è sempre cattiva volontà.
Spesso è mancanza di attenzione, abitudine, o sottovalutazione.
Ma il risultato non cambia.
L’accessibilità non è un optional
L’accessibilità non è un favore.
Non è qualcosa “in più” da concedere quando è comodo.
È un diritto.
Conclusione
A volte basta davvero poco per fare la differenza.
Tenere aperta una porta può sembrare un gesto banale.
Ma per qualcuno significa poter partecipare.
E questo, alla fine, è il punto.
L’accessibilità non riguarda solo le persone con disabilità.
Riguarda il tipo di società che vogliamo essere.

