Quando pensiamo alle vacanze, pensiamo alla libertà. Alla possibilità di staccare dalla quotidianità, scegliere una destinazione, scoprire posti nuovi, andare al mare, visitare una città o semplicemente rilassarsi.
Per una persona con disabilità, però, organizzare una vacanza può significare dover pensare a molte cose che per altri sono quasi scontate.
Ci sono gradini per entrare? L’ascensore è abbastanza grande? Il bagno è realmente accessibile? La doccia è utilizzabile? Posso raggiungere la spiaggia? I mezzi pubblici sono accessibili? Potrò partecipare alle attività insieme agli altri?
Ecco perché parlare di vacanze accessibili non significa semplicemente parlare di hotel senza barriere architettoniche.
Significa parlare di libertà, autonomia, partecipazione e inclusione.
Una vacanza davvero accessibile dovrebbe permettere a una persona con disabilità di scegliere dove andare e cosa fare senza lasciare che siano le barriere a decidere al suo posto.
Cosa significa “vacanza accessibile”?
Una vacanza accessibile è un’esperienza pensata affinché anche una persona con disabilità possa viverla nel modo più autonomo e sereno possibile.
Non basta mettere una rampa all’ingresso di un albergo e dichiarare che la struttura è accessibile.
Bisogna considerare l’intera esperienza del viaggio: come raggiungere la destinazione, come entrare nella struttura, come muoversi al suo interno, utilizzare il bagno, andare al ristorante, raggiungere la spiaggia o la piscina, visitare un museo e partecipare alle attività proposte.
Il turismo accessibile dovrebbe permettere alla persona di essere prima di tutto un turista.
Una persona che parte per divertirsi, rilassarsi, conoscere posti nuovi e vivere delle esperienze.
La disabilità non dovrebbe trasformare ogni vacanza in una continua ricerca di soluzioni per superare ostacoli che potrebbero essere evitati con una progettazione più attenta.
Accessibile non significa uguale per tutti
Quando si parla di accessibilità bisogna ricordare una cosa molto importante: le persone con disabilità non hanno tutte le stesse esigenze.
Persino due persone che utilizzano una carrozzina possono avere necessità completamente differenti.
Una persona potrebbe riuscire a trasferirsi autonomamente, mentre un’altra potrebbe aver bisogno di assistenza. Qualcuno potrebbe utilizzare una carrozzina manuale, qualcun altro una carrozzina elettronica con dimensioni e spazi di manovra differenti.
E naturalmente l’accessibilità non riguarda soltanto la disabilità motoria.
Esistono esigenze legate a disabilità visive, uditive, cognitive e a molte altre condizioni.
Per questo la frase “struttura accessibile ai disabili” dice molto meno di quanto si possa pensare.
Sarebbe molto più utile fornire informazioni concrete: presenza di gradini, larghezza delle porte, dimensioni dell’ascensore, caratteristiche del bagno, doccia a filo pavimento, presenza di maniglioni, spazi di manovra e servizi disponibili.
In questo modo sarà la persona stessa a valutare se quella struttura risponde alle proprie necessità.
L’accessibilità non significa decidere al posto delle persone, ma fornire loro gli strumenti per poter scegliere.
L’accessibilità comincia prima della partenza
Per molte persone la vacanza comincia preparando una valigia.
Per una persona con disabilità, spesso comincia molto prima.
Può essere necessario cercare informazioni, telefonare all’hotel, mandare e-mail, chiedere fotografie della camera e del bagno, verificare l’accessibilità dei trasporti e informarsi sui luoghi che si vorrebbero visitare.
Tutto questo perché troppo spesso le informazioni sull’accessibilità sono generiche o incomplete.
Scrivere sul sito di un hotel “disponiamo di camere accessibili” può non essere sufficiente.
Una fotografia del bagno, le misure di una porta o le dimensioni dell’ascensore possono invece fornire informazioni molto più utili.
L’accessibilità, quindi, è anche comunicazione.
Un sito web chiaro e accessibile, fotografie aggiornate e informazioni precise possono permettere a una persona con disabilità di organizzare il proprio viaggio con maggiore autonomia.
E soprattutto evitano una delle situazioni peggiori: arrivare a destinazione e scoprire che ciò che era stato descritto come accessibile, in realtà, non lo è per le proprie esigenze.
Non basta rendere accessibile l’hotel
Immaginiamo di aver trovato un albergo perfettamente accessibile.
Camera adeguata, bagno utilizzabile, ascensore spazioso e nessun gradino.
Ottimo.
Ma cosa succede quando vogliamo uscire?
Una vacanza non si trascorre solamente dentro una camera d’albergo.
Una persona dovrebbe poter raggiungere una spiaggia, entrare in un ristorante, visitare un museo, passeggiare per il centro, utilizzare i mezzi pubblici o partecipare a un’escursione.
Per questo il concetto di vacanza accessibile deve andare oltre la singola struttura ricettiva.
È il territorio nel suo complesso che dovrebbe diventare accessibile.
Una spiaggia può avere una passerella ma non permettere di raggiungere realmente l’acqua. Un museo può avere un ingresso accessibile ma alcuni piani non raggiungibili. Un ristorante può avere tavoli accessibili ma un bagno con dei gradini.
L’accessibilità funziona davvero quando viene pensata come una catena.
Se anche un solo anello di quella catena è inaccessibile, una parte dell’esperienza può diventare impossibile.
Accessibilità significa anche inclusione
Non tutte le barriere sono fatte di cemento.
Esistono anche barriere culturali e comportamentali.
Il modo in cui una persona con disabilità viene accolta può fare una grande differenza durante una vacanza.
Essere inclusivi significa, per esempio, rivolgersi direttamente alla persona con disabilità invece di parlare automaticamente con chi la accompagna.
Significa non dare per scontato che abbia bisogno di aiuto, ma essere disponibili quando serve.
A volte basta una domanda molto semplice:
“Hai bisogno di qualcosa?”
E poi ascoltare la risposta.
L’accessibilità migliore nasce spesso proprio dall’ascolto.
Perché nessuno conosce le proprie necessità meglio della persona che le vive ogni giorno.
Vacanze accessibili e diritto di scegliere
Forse il concetto più importante legato all’accessibilità è proprio questo: la possibilità di scegliere.
Scegliere dove andare.
Scegliere dove dormire.
Scegliere un ristorante perché ci piace e non soltanto perché possiamo entrarci.
Scegliere una spiaggia.
Scegliere un museo.
Scegliere di partecipare a un’attività insieme agli amici o alla famiglia.
Quando una persona deve rinunciare a qualcosa non perché non vuole farla, ma perché esiste una barriera che glielo impedisce, quella persona perde una possibilità di scelta.
Ed è qui che una barriera architettonica smette di essere semplicemente uno scalino.
Diventa una barriera alla partecipazione.
L’accessibilità serve proprio a questo: fare in modo che siano i desideri e le preferenze della persona a determinare la propria esperienza, non gli ostacoli presenti nell’ambiente.
Una vacanza accessibile è semplicemente una vacanza
Non dovremmo immaginare il turismo accessibile come qualcosa di separato dal turismo tradizionale.
Non dovrebbe esistere un mondo per le persone con disabilità e un altro per tutti gli altri.
L’obiettivo dovrebbe essere creare luoghi, strutture e servizi capaci di accogliere persone diverse, con esigenze differenti.
E c’è un altro aspetto importante: molte soluzioni pensate per l’accessibilità migliorano la vita di tantissime persone.
Una rampa può essere utile a chi utilizza una carrozzina, ma anche a una famiglia con un passeggino.
Un ascensore può essere fondamentale per una persona con disabilità e molto utile a una persona anziana.
Informazioni semplici e chiare possono aiutare persone con esigenze molto diverse.
Progettare pensando all’accessibilità significa quindi progettare meglio per tutti.
Vacanze accessibili: una questione di libertà e inclusione
Una vacanza accessibile non dovrebbe essere considerata un privilegio.
Dovrebbe essere qualcosa di normale.
Perché andare in vacanza significa avere la possibilità di uscire dalla propria quotidianità, conoscere luoghi nuovi, stare insieme agli altri e costruire ricordi.
La disabilità non dovrebbe togliere questa possibilità.
C’è una frase che, secondo me, racchiude bene tutto questo:
“La vacanza è davvero accessibile quando a scegliere cosa fare sei tu, non le barriere.”
È questa la differenza tra poter semplicemente raggiungere un luogo e poterlo vivere davvero.
L’inclusione non consiste nel creare qualcosa di speciale per qualcuno.
Consiste nel progettare esperienze nelle quali nessuno debba continuamente chiedersi:
“Questo posto sarà anche per me?”
Una società realmente accessibile sarà quella in cui potremo semplicemente scegliere una destinazione, preparare la valigia e partire.
Come dovrebbe poter fare chiunque.
E tu, quando senti parlare di “vacanze accessibili”, a cosa pensi?
Se hai una disabilità, viaggi con una persona con esigenze specifiche o hai vissuto un’esperienza legata al turismo accessibile, raccontala.
Condividere difficoltà, soluzioni e buone pratiche può aiutare strutture, territori e persone a comprendere che l’accessibilità non riguarda pochi: riguarda il modo in cui scegliamo di costruire una società nella quale tutti possano partecipare.

